1943/1946: la Storia, la Posta
La filatelia e gli avvenimenti storico-politici e postali dalla fine della guerra e della monarchia alla nascita della Repubblica.
La storia della Filatelia e delle Poste
intese nel senso più ampio, dal soggetto del singolo francobollo alla
struttura
stessa del servizio postale, è sempre in stretta e costante relazione
con gli
avvenimenti storici e politici del paese, essendone contemporaneamente
il
prodotto, il risultato e il riflesso.
E’ quindi importante nonché illuminante, conoscere
gli
accadimenti propri del periodo più confuso della storia recente del
nostro
paese, nel momento del più radicale cambiamento del secolo, e di certo
il più
cronologicamente a noi vicino: il passaggio dalla monarchia alla
repubblica, cioè
il termine della seconda guerra mondiale l’inizio della repubblica.
CRONOLOGIA STORICA ESSENZIALE:
1940, 10 giugno: l’Italia entra in guerra a fianco della Germania contro Gran Bretagna e Francia
1943,
10 luglio: sbarco delle truppe alleate in Sicilia
1943, 25 luglio: destituzione di Mussolini, nascita del 1° governo
Badoglio
1943, 8 settembre: armistizio tra l’Italia e le Forze Alleate
1943, 18 settembre: costituzione della Repubblica Sociale Italiana di
Salò
1943, 13 ottobre: il governo Badoglio e il Re dichiarano guerra alla
Germania
1943, 16 novembre: 2° Governo Badoglio con sede a Brindisi
1944,
22 aprile: 3° governo Badoglio con sede a Salerno
1944: 4 giugno: Gli Alleati entrano in Roma e liberano la città
1944, 5 giugno: il Re nomina il figlio Umberto Luogotenente del Regno
1944, 6 giugno: gli Alleati sbarcano in Normandia
1944, 10 giugno: governo Bonomi con sede a Roma
1945,
25 aprile: la liberazione
1945, 19 giugno: governo Parri con sede a Roma
1945, 10 dicembre: 1° governo De Gasperi con sede a Roma
1946,
9 maggio: abdicazione di V. Emanuele III: Umberto II è Re d’Italia
1946, 2 giugno: referendum istituzionale: vince la maggioranza
repubblica
1946, 13 giugno: Umberto II parte per l’esilio: l’Italia è
ufficialmente
una Repubblica
VERSO LA FINE DELLA II GUERRA MONDIALE
Tra il 14 e 24 gennaio 1943, gli alleati indicono la
conferenza di Casablanca per negoziare la fine della II guerra
mondiale. Le condizioni proposte all’Italia sono
durissime:
resa incondizionata.
Il 10 luglio, truppe anglo-americano sbarcano in
Sicilia. Il 25
luglio 1943, con la sfiducia votata a Mussolini da parte del Gran
Consiglio
del fascismo e la nomina, da parte del Re, di Badoglio come nuovo capo
del
Governo, ha di fatto termine il regime fascista. Mussolini viene
arrestato
immediatamente, all’uscita da Villa Savoia dopo il suo colloquio con il
Re che
gli comunica la sua destituzione.
Le sovrastrutture istituzionali di tale regime
vengono quindi
soppresse. Lo Statuto, concesso nel 1848, esprimeva un regime
parlamentare con
l’affermazione del principio della responsabilità del Governo dinanzi
alle
Camere anziché dinanzi al Re ed è, almeno formalmente, ancora in
vigore: ciò
determina nella dinastia reale e nel governo di Badoglio la convinzione
della
continuità istituzionale.
Il 26 luglio vengono soppressi il partito fascista e
il Gran
Consiglio, e il 28 luglio ha fine il Tribunale Speciale. Il 2
agosto 1943 viene ufficialmente dichiarata chiusa la 30ª
legislatura, con l’annuncio che entro quattro mesi dalla fine delle
ostilità
(fine fortemente desiderata da Badoglio, nonostante le sue
dichiarazioni alla
radio che “la guerra continua” e le sue assicurazioni di fedeltà ai
tedeschi), si sarebbero svolte le elezioni per la formazione di una
nuova
Camera, si sarebbe proceduto al riordino del Senato e al ripristino di
tutte le
garanzia statutarie.
Alla dittatura del regime si è di fatto sostituita,
sotto il
controllo della monarchia, una dittatura militare.
L’ARMISTIZIO
Una nuova situazione si determina con l’armistizio
dell’8
settembre 1943, firmato a Cassabile, in Sicilia, il giorno 3, ma
reso noto
solo alle 19,30 di cinque giorni più tardi tramite un comunicato radio.
All’alba del 9 settembre, la famiglia reale, il capo
del
governo Badoglio, il capo di Stato Maggiore Generale Ambrosio e alcune
decine di
altri gerarchi militari abbandonano Roma, che verrà invasa dalle truppe
germaniche il giorno seguente, e si imbarcarono a Pescara sulla
corvetta
“Baionetta”. L’episodio viene da alcuni storici definito “fuga di
Pescara” e da altri giustificato con la spiegazione che il Re voleva
semplicemente evitare d’essere catturato dai tedeschi che da fratelli
erano
divenuti nemici, allo scopo di preservare con questa precauzione i
simboli dello
Stato. Ma a noi interessa la parte “amministrativa” e non prettamente
storica, se non per spiegare il susseguirsi degli avvenimenti, quindi
non ci
soffermeremo sui giudizi.
Il 10 settembre 1943, alle ore 10,30, la corvetta
entra nel
porto di Brindisi, che era stata evacuata dai tedeschi ma non ancora
occupata
dagli anglo-americani. Nasce il “Governo del Sud”.
In realtà, da quella data furono gli Alleati ad
amministrare
le province meridionali, tramite i loro governi militari AMGOT (Allied Military Government Occupied Territory) e la
Commissione
Alleata ACC (Allied Commission Control)
che aveva posto, in base alle pesanti condizioni poste dall’armistizio,
gli
atti del governo della Corona sotto il proprio controllo.
I mezzi di comunicazione terrestri e marittimi
vengono perciò
posti sotto il diretto controllo degli alleati, che dispongono del
diritto di
censura sulla radio, la stampa, gli spettacoli. Sono a carico
dell’Italia le
spese di guerra degli Alleati, che esercitano altresì il controllo
delle banche
e impongono la circolazione di una moneta di occupazione. Viene vietato
al
Governo italiano di avere rappresentanze diplomatiche nei paesi
neutrali. Più
che di un governo, si tratta di una debole rappresentanza politica
dello Stato
Italiano formata da Badoglio e dai ministri della Marina e
dell’Aeronautica,
senza strutture né apparato.
In seguito a forti pressioni degli Alleati, Vittorio
Emanuele
III firma la dichiarazione di guerra alla Germania. E’ il 13
ottobre 1943.
LE POSTE NEL SUD DALLO SBARCO ALLEATO AL SETTEMBRE
1944
In Sicilia la posta viene sospesa con l’avanzare
degli
alleati, sbarcati il 10 luglio 1943, che la ripristineranno solo il 23
agosto,
limitatamente alla città di Palermo, emettendo un francobollo di
occupazione da
15 c. per l’affrancatura dell’unico oggetto ammesso: cartolina postale
entro
il distretto.
Altri valori appariranno a metà settembre e in
ottobre,
seguendo la graduale ripresa di alcuni servizi postali.
I francobolli di occupazione hanno corso soltanto in
Sicilia,
dove gli Alleati istituiscono l’Ispettorato Generale delle Poste e
Telegrafi,
con funzioni e prerogative di Direzione delle Poste alle dipendenze del
governo
militare, che avrà vita fino al 10 febbraio 1944, quando l’isola sarà
restituita al governo italiano.
Alla riconsegna, l’amministrazione postale italiana
è
sprovvista di francobolli e lascia quindi in corso i francobolli di
occupazione,
che anzi fino al 31 agosto saranno gli unici riconosciuti validi: per
oltre sei
mesi le corrispondenze dalla Sicilia affrancate con francobolli
italiane non
hanno corso e vengono tassate.
Il 1° settembre 1944 viene concesso l’uso anche
delle
emissioni italiane, con la liberazione di Roma è infatti stato
possibile
disporre delle scorte rimaste dei sovrastampati P.M. (Posta Militare) e
rimettere in produzione la stampa di alcuni tipi di francobolli.
Per tutto il mese restano in corso anche i nove
valori del
governo militare alleato, la cui validità cessa il 30 settembre. Non è
quindi
improbabile trovare lettere con affrancature miste Regno d’Italia / AMG
Sicilia spedite durante il settembre 1944, unico mese in cui entrambe
le
emissioni hanno uguale validità postale.
Napoli è stata evacuata dai tedeschi
durante le “Quattro Giornate di Napoli”, dal 27 al 30 settembre 1943.
Le
truppe anglo-americane vi giungono, senza spargimenti di sangue né
episodi di
violenza, il 1° ottobre 1943, e 10 dicembre il servizio postale viene
ripristinato. Per l’occasione, vengono sovrastampati tre valori della
serie
Imperiale, e fu per la prima volta allestite le FDC (First Day Covers,
cioè
Buste Primo Giorno).
Per quanto le affrancature miste con emissioni sono
permesse,
esse sono molto rare, così come lo sono le buste effettivamente
viaggiate dopo
il 1° ottobre 1944
L’ATTIVITA’
DEL GOVERNO ITALIANO SOTTO IL CONTROLLO DEGLI
ALLEATI
Dell’amministrazione civile del governo Badoglio a
Brindisi
se ne occupa, fin dall’11 settembre 1943, il prefetto di Taranto
Innocenti,
nominato capo dell’Ufficio Affari Civili alle dirette dipendenze del
Capo del
Governo. Deve occuparsi di tutti gli affari, escluso quelli militari,
di
competenza delle amministrazioni centrali. Ai prefetti viene conferita
la più
ampia autorità consentita dalla legge.
L’impossibilità di riunire il Consiglio dei Ministri
e
quindi di emanare decreti legge è un grosso ostacolo che blocca il
lavoro
dell’Ufficio Affari Civili: viene superato ricorrendo alla facoltà di
emettere bandi, conferita dalle leggi di guerra al comandante supremo
delle
Forze Armate, figura ancora istituzionalmente impersonificata in
Vittorio
Emanuele III. In tal modo si viene però ad attribuire al Re un compito
legislativo in contrasto con la linea costituzionale del regno. Il
problema è
risolto con un bando delle stesso Re del 30
settembre 1943 che delega il potere di ordinanza al capo di Stato
Maggiore
Generale: il generale Ambrosio.
LA COMMISSIONE ALLEATA DI CONTROLLO E I GOVERNI
MILITARI
ALLEATI
Il 10 novembre 1943 l’AMGOT assume il nome di AMG
(Allied
Government of Enemy Territory).
Nella impossibilità di costituire un governo con la
partecipazione dei partiti politici, Badoglio forma il 16
novembre 1943 un secondo ministero e nomina ai vari dicasteri
sottosegretari
con funzioni statali: il Re infatti non aveva revocato il mandato ai
vari
ministri nominati il 25 luglio e che erano rimasti a Roma. I nuovi
ministeri
vengono dislocati a Bari, Lecce, Taranto, Vietri. Lentamente e
faticosamente,
sta prendendo corpo una struttura statale, a cui contribuisce anche il
rientro a
Napoli, il 27 marzo 1944, di Palmiro Togliatti.
L’11 febbraio 1944 il governo viene trasferito a
Salerno e
nell’occasione gli viene affidata ufficialmente l’amministrazione
civile di
una parte dei territori occupati: Sicilia, Sardegna, e territori a sud
del
confine settentrionale delle province di Salerno, Potenza e Bari. In
quegli
stessi giorni il Re revoca l’incarico ai ministri nominati il 25 luglio
dell’anno precedente e nomina ministri i sottosegretari. Nasce un nuovo
governo, il 3° Badoglio, costituito con esponenti politici
antifascisti, tutti
ministri senza portafoglio: è il 22
aprile 1944.
UN PASSO INDIETRO: LA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA
Il 12 settembre 1943 un commando di soldati tedeschi
aveva
liberato Mussolini dal suo rifugio coatto sul Gran Sasso.
Per quanto probabilmente riluttante e più desideroso
di
ritirarsi che di rientrare nella vita politica attiva, l’ex duce
diviene il
capo della Repubblica Sociale Italiana, con sede a Salò, sul lago di
Garda,
dandone annuncio il 18 settembre 1943
da Monaco: il suo amico Hitler, sottraendolo ai badogliani, aveva
trovato il
modo di utilizzarlo come proprio vassallo, disseminando poi i vari
ministri,
tutti ex militari e burocrati, fascisti fanatici, in varie città del
nord.
Il territorio della R.S.I. comprende dapprima tutta
l’Italia centro-settentrionale sino alla “Linea Gotica” (da parte a
parte
della penisola, da Sant’Anna di Stazzena, sotto Massa, a poco sotto
Rimini),
che segna il fronte della occupazione tedesca e il confine con il Regno
del sud,
e viene poi circoscritto alle regioni delle Tre Venezie, del Piemonte,
della
Liguria e di parte dell’Emilia e della Toscana. Tale rimarrà fino
all’aprile del 1945, epoca in cui verrà ricongiunto al resto
dell’Italia
sotto la luogotenenza di Umberto.
Mentre gli alleati risalgono la penisola dal Sud
(entreranno
e libereranno Roma il 4 giugno 1944,
praticamente in contemporanea con lo sbarco in Normandia), nell’Italia
soggetta ai tedeschi si sviluppano i movimenti partigiani. La lotta
contro
questi movimenti condotta dai tedeschi stessi e da una miriade di
formazioni e
reparti fascisti si tramuta in una vera e propria guerra civile, che,
come tutte
le guerre civili, assume connotati atroci.
Estremamente interessante e ben realizzato il sito
del Centro
Italiano Filatelia Resistenza: http://www.cifr.it
Già agli inizi del 1945 vengono avviate le
trattative di
resa tra gli emissari tedeschi e gli Alleati. La resa definitiva viene
però
sottoscritta a Caserta solo il 29 aprile ed entra in vigore il 2 maggio
1945. La
data della fine ufficiale della Repubblica Sociale Italiana è comunque
stata
convenzionalmente fissata per il 25
aprile 1945, giorno dello sfondamento da parte degli Alleati della
Linea
Gotica, anche se in realtà essa cessa di esistere nell’arco di 12
giorni, dal
21 aprile con l’occupazione di Bologna, fino al 2 maggio con
l’occupazione,
da parte di Tito, di Trieste, Gorizia e dell’Istria, ultimo baluardo
del
territorio.
Mussolini viene fermato a Dongo, sul lago di Como,
mentre
tenta di mettersi in salvo, e fucilato il 28 aprile 1945.
I VALORI POSTALI IN USO NELLA R. S. I.
Tutti i valori del Regno ancora validi al 18
settembre 1943
mantengono la loro validità per tutto il tempo di vita della Repubblica
Sociale
Italiana, tranne due emissioni: i commemorativi “Rossini” che rimangono
in
corso sino al 31 dicembre 1943 e tutti i valori con l’effigie del Re
che
terminano la loro validità al 15 marzo 1944, per evidenti motivi
“etici”,
dato che la ormai la RSI e il Re sono sui due fronti opposti della
guerra.
La RSI procede alla sovrastampa di numerosi valori
con la
dicitura “G.N.R.” (Guardia Nazionale repubblicana) con quattro tipo di
sovrastampe per i francobolli e uno per gli interi postali, che restano
in corso
fino al 15 agosto 1944.
Si sovrastampano vari valori con l’icona del
“fascetto”
e la dicitura “Repubblica Sociale Italiana” di vario tipo che restano
in
corso per tutta il periodo di esistenza della RSI. Non hanno invece
corso i
francobolli con la dicitura “P.M.”.
Si emettono inoltre i seguenti valori postali:
•
6.6.44: la serie “Monumenti distrutti” composta da 4 valori di
posta
ordinaria e da un espresso da Lire 1,25.
•
ottobre 44 / febbraio 45: nuova emissione “Monumenti distrutti”
con
aggiunta di valori complementari, in totale 10 valori, su carta senza
filigrana
•
6.12.44: la serie “Fratelli Bandiera” composta da 3 valori
dedicati
al centenario della morte di Attilio ed Emilio Bandiera, che nel giugno
del
‘44 erano stati fucilati dal tribunale militare di Cosenza in seguito
al loro
rifiuto di rientrare nei ranghi della marina austriaca, che avevano
lasciato per
seguire le idee di Mazzini.
•
luglio ‘44: cartolina postale da cent. 30 con l’effigie di
Giuseppe
Mazzini.
I valori emessi restano in corso nei territori
militari della
RSI ufficialmente fino al 2 maggio 1945, ma in realtà quelli già in
circolazione continuano spesso ad essere ancora adoperati non essendo
sufficienti, o non ancora pervenute, le scorte di nuovi francobolli
provenienti
dal sud.
A seconda delle zone, tale uso tardivo è in alcuni
casi
autorizzato temporaneamente tramite apposite circolari di alcune
direzioni
provinciali; in altri solo tacitamente tollerato e in altri ancora,
infine, non
viene proprio ammesso e la corrispondenza recante i francobolli
dichiarati
decaduti è rigorosamente tassata.
Data la tragica situazione di guerra, è comunque
difficile
poter sempre reperire i francobolli adeguati, si ha quindi spesso l’uso
di
“affrancature di emergenza”, ossia corrispondenza affrancata con
diversi
valori destinati, in teoria, ad altri usi: francobolli per pacchi,
marche da
bollo, segnatasse; oppure con francobolli “frazionati”. Queste
affrancature sono
possibili anche miste con francobolli regolari, e sono generalmente
pregiate.

LE EMISSIONI C.L.N.
Sia in precedenza che in concomitanza con la data
delle
Liberazione (25 aprile 1945), in quelle stesse zone sorgono comitati di
resistenza, ossia Comitati di Liberazione Nazionale (C.L.N.), più o
meno
espressione dei partiti politici che si erano già istituiti nell’Italia
del
sud, riuniti nel CLAN (Comitato di Liberazione Alta Italia), e quasi
ogni
singolo comitato emette propri francobolli o sovrastampa localmente
francobolli
“nazionali” già esistenti.
Il Sassone, a cui in più occasioni ho avuto modo di
precisare io faccio personalmente riferimento, ne riporta alcune,
optando per le
sole che siano state espressamente convalidate da comitati provinciali
di C.L.N.
o da altre autorità quali prefetti, direzioni postali, comandi alleati
o giunte
comunali, ma esiste anche un interessantissimo Catalogo Specializzato dei francobolli
dei CLN, Comitati di Liberazione Nazionali, scritto da Egidio Errani e
Maurizio Raybaudi Massilia,
estremamente interessante sia dal punto di vista storico che
collezionistico. Riporta tutte le emissioni ufficiali e non, corredate
di riproduzioni a colori, comprese le vignette patriottiche, con ampia
catalogazione dei decreti di emissione e altri documenti, oltre che
varie note storiche.
LUOGOTENENZA, ABDICAZIONE, NUOVA MONARCHIA,
REPUBBLICA
Il 12 aprile 1944, Vittorio Emanuele III annuncia
con un
proclama la decisione, il giorno in cui gli Alleati fossero entrati in
Roma, di
ritirarsi a vita privata e di nominare il figlio Umberto suo
luogotenente. Il
decreto viene quindi firmato il 5 giugno, il giorno seguente alla
liberazione di
Roma (che viene dichiarata “città aperta”, con tutte le conseguenza che
sono note), e ha così inizio il periodo delle Luogotenenza.
Pochi giorni più tardi, il 10
giugno 1944, il governo Badoglio viene sostituito da una nuova
compagine con
a capo Bonomi.
Il 25 giugno 1943, un decreto Luogotenenziale del principe Umberto,
firmato
dietro pressione delle forze politiche e degli Alleati, stabilisce che
dopo la
liberazione affiderà alla volontà popolare, tramite un referendum a
suffragio
universale, la scelta della forma istituzionale dello Stato: monarchia
o
repubblica.
Il 10 marzo 1946 un decreto del governo sancisce per
il 2
giugno seguente la data del referendum e, contemporaneamente,
dell’elezione
dei deputati della Costituente.
Il decreto stabilisce anche che, nell’ipotesi di
scelta
della forma repubblicana, l’assemblea costituente eleggerebbe il capo
provvisorio dello Stato, e provvisoriamente le sue funzione verrebbero
svolte
dal capo del governo.
Il 9 maggio 1946,
pochi giorni prima del referendum, Vittorio Emanuele III abdica in
favore del
figlio e immediatamente parte per l’esilio egiziano.
Umberto, che da quel momento assume il nome di
Umberto II sarà,
per poche settimane, l’ultimo Re d’Italia, il “Re di maggio”.
Il 2 e il 3 giugno
1946 il referendum
si svolge, con un risultato finale a favore della maggioranza
repubblicana,
contro le previsioni favorevoli alla prevalenza monarchica risultante,
pare, dai
conteggi iniziali.
La polemica immediatamente innescata dai sostenitori
monarchici che contestano questo risultato accusando brogli nello
spoglio delle
schede, è ormai largamente retrospettiva e ha comunque poca importanza.
Tuttavia Umberto II rifiuta di riconoscere la validità dell’esito e di
giurare quindi fedeltà alla costituzione, e pur esprimendo con un
proclama
l’intendimento di voler evitare nuovi lutti al paese e dichiarando
perciò
sciolti funzionari e militari dal giuramento di fedeltà alla corona,
parte per
il Portogallo raggiungendo la principessa Maria Josè e i principi, che
avevano
lasciato l’Italia una settimana prima.
Il 18 giugno alle ore 18 la Corte di Cassazione dà
lettura
del giudizio definitivo del referendum: 12.717.923 voti a favore della
repubblica, 10.719.284 quelli a favore della monarchia.
Manca in effetti, come era invece avvenuto
per il Regno d’Italia, una data solenne della proclamazione della
Repubblica,
anche perché la situazione politica e le tensioni sociali del momento
sono
assai aspre. Pur considerando “moralmente” la data del 2 giugno come
punto
del passaggio dalla monarchia alla repubblica, dal punto di vista
amministrativo
il Re Umberto II continua ad espletare le sue funzioni di sovrano sino
al 13
giugno, quando in seguito a un ordine del giorno del governo, viene
affermato il
passaggio dell’esercizio delle funzioni di capo dello Stato al
Presidente del
Consiglio Alcide De Gasperi.
Il Re abbandona il Quirinale diretto all’aeroporto
di
Ciampino e, mentre l’aereo decolla alla volta dell’esilio portoghese,
dal
pennone del Palazzo scende la bandiera tricolore con lo stemma reale,
lo scudo
sabaudo. Giuridicamente quindi, la nascita della Repubblica avviene
solo in
questa data. E’ il 13 giugno 1946.
LA CAOTICA SITUAZIONE DEI SERVIZI POSTALI IN ITALIA
DAL 1943
AL 1946
La storia dei servizi postali in Italia in questi
anni è
ovviamente segnata dai drammatici avvenimenti politici e militari.
Alla vigilia dell’invasione alleata il servizio
postale era
basato su un complesso di leggi e regolamenti in gran parte consolidati
da
diversi decenni di applicazione, dalla nascita delle “Istruzioni sul
Servizio
delle Corrispondenze” nel 1908, in seguito modificate e aggiornate con
vari
provvedimenti, all’introduzione nel 1936 del Codice Postale, alla
regolamentazione della sua esecuzione avvenuta con regio Decreto nel
1940.
Dopo l’armistizio il territorio italiano si trova
diviso
sotto la giurisdizione di diversi governi e amministrazioni civili e
militari.
Principalmente bisogna considerare la presenza contemporanea di due
Stati, il
Regno Sabaudo nel sud e la Repubblica Sociale Italiana nel nord, divisi
dalla
“Linea Gotica”, ambedue con i requisiti necessari per l’esistenza quali
il
territorio, la popolazione e il governo, quindi entrambi in grado di
esercitare
la sovranità (seppure nei limiti imposti dalla ACC nel Regno e dagli
interessi
militari e strategici nella RSI), anche attraverso l’esercizio e la
regolamentazione del servizio postale - con tutto ciò che esso
comporta:
dall’emissione di valori postali al recapito della corrispondenza alla
facoltà
di riscuotere tasse sul servizio medesimo.
Tuttavia, vi sono situazioni particolari in cui i
poteri non
vengono esercitati da uno Stato, bensì da entità giuridiche diverse,
come nel
caso del Regno del sud, che è in effetti sotto l’occupazione Alleata.
Ciò
non ostante, fra le singole amministrazioni governative militari
istituite dagli
Alleati solamente quella della Sicilia emette francobolli: gli altri
preferirono
confermare, caso mai sovrastampandoli, la validità dei valori in corso
e
adottare la legislazione postale in vigore.
Il caos totale che si verifica,
specialmente nei territori del nord (che non dimentichiamo già in quei
tempi
sono il fulcro della vita commerciale e industriale del paese), in ogni
forma di
comunicazione e di trasporto in seguito alla divisione dell’Italia
lungo la
Linea Gotica, e agli incessanti bombardamenti, da parte dei tedeschi da
una
parte e degli alleati dall’altra, che si combattono sul territorio
italiano,
bombardamenti che coinvolgono e sconvolgono, tra l’altro, le linee
ferroviarie, i ponti e le strade, rendono sempre più problematica
l’attività
del servizio postale.
Questa situazione raggiunge l’apice della confusione
nell’inverno 1944/45, rendendo quanto mai difficoltoso il semplice
spostamento
da un luogo all’altro, e di conseguenza la reperibilità di francobolli
e
l’inoltro della corrispondenza, senza tralasciare naturalmente le
motivazioni
stesse per l’utilizzo dei servizi postali: la maggioranza della
popolazione
stremata dalla guerra ha spesso altre priorità che non lo scrivere
lettere o
cartoline.
Ciò non ostante, se questa è la spiegazione logica
della
carenza di posta in quel periodo, e del suo conseguente pregio dal
punto di
vista collezionistico, la necessità di avere un servizio postale attivo
è
comunque un’esigenza a cui bisogna fare fronte.
Diverse sono le iniziative private, tra le quali va
menzionata quella della Banca Commerciale Italiana che ricorre al
recapito con
mezzi propri.
Due società, la Corrieri Alta Italia (CORALIT) e la
Società
Anonima Barbera Editore (SABE) ottengono l’autorizzazione ad effettuare
un
servizio postale e l’emissione di propri francobolli, che vengono
pagati a
parte e poi applicati sulla busta in aggiunta alla normale affrancatura.
La CORALIT, con collegamenti ciclistici
Lombardia-Veneto-Piemonte è attiva dal febbraio al 30 giugno 1945,
quando
nell’alta Italia il Governo Militare Alleato ripristina il regolare
servizio
postale. La SABE effettua invece con mezzi propri un collegamento
postale nei
due sensi tra Firenze e la Venezia Giulia e il Friuli ed è attiva
dall’agosto
del 1945 al gennaio del 1946.
Queste emissioni, per il significato storica e
filatelico, considerando la bassissima tiratura e la certa distruzione
nel corso degli anni dei gia' pochi esemplari emessi, sono molto
pregiate!

LA RICOSTRUZIONE DELLE POSTE
Le strutture centrali dell’amministrazione postale
sono
rimaste a Roma e il governo Badoglio, rifugiatosi a Brindisi, deve
affrontare la
ricostruzione dei vari apparati dell’amministrazione.
Nelle province di Bari, Brindisi, Taranto e Lecce
(non
sottoposte al governo militare, ma all’ACC - Allied Commission Control)
le
disposizione riguardanti la posta civile vengono emanate dall’11
settembre al
15 novembre 1943 dal prefetto Innocenti. In questo periodo manca anche
nominalmente la Direzione Generale delle Poste e le singole direzioni
provinciali si comportarono in modo autonomo.
La direzione provinciale di Bari assume la funzione
di
Direzione Superiore. Solo dal 16 novembre (2° governo Badoglio) con la
nomina
dell’ing. Fano a sottosegretario con funzioni di Ministro delle
Comunicazioni,
essa eserciterà la funzione di Direzione Generale delle Poste (anche se
in
questo periodo aveva alle dipendenze solo le direzioni di Brindisi,
Taranto e
Lecce) costituendo così un embrione di struttura ministeriale.
Il movimento della posta dal settembre al dicembre
1943 è
molto ridotto specialmente all’interno della Calabria e della Sardegna,
mentre
è più consistente in Puglia per la maggiore efficienza della rete
stradale
favorita anche dal terreno maggiormente pianeggiante.
Il servizio postale resta limitato a livello locale
sino al
10 febbraio 1944 allorché vengono restituite al governo italiano -
trasferitosi
in quella data a Salerno - la Sicilia, la Calabria e la Lucania. Viene
costituito un nuovo organismo di censura (ACS) e ripristinati i
collegamenti
interregionali e con l’estero, che erano mancati dall’8 settembre 1943
alla
metà di febbraio, fatta eccezione per alcuni dispacci della Croce
Rossa, di
prigionieri e internati di guerra, posta militare e qualche (raro!)
caso
sporadico di corrispondenza privata.
Dall’11 febbraio anche la Direzione Generale delle
Poste
viene trasferita a Salerno e infine riportata, dal 10 giugno 1944
(governo
Bonomi) a Roma.